Intervista a Maurizio Menniti, Responsabile Marketing di GEP Informatica
Grazie per questa intervista e per la partecipazione al #GLSummit26. Cosa vi aspettate da questa edizione e cosa avete apprezzato delle precedenti partecipazioni?
Finalmente il Global Summit.
È una frase che diciamo ogni anno quando escono le date. E non è solo entusiasmo di facciata.
Certo, c’è la possibilità di incontrare clienti e prospect, ma quello è il minimo sindacale. Il vero punto è un altro. Noi siamo una software house verticale su logistica e trasporti da quasi quarant’anni. Questo è il nostro ambiente naturale.
Per noi partecipare al Summit è come entrare in un contesto dove si parla la stessa lingua, senza dover tradurre ogni concetto. Niente semplificazioni, niente giri di parole. Si va dritti al punto. Questo cambia completamente la qualità delle conversazioni.
È un momento in cui ci confrontiamo con chi vive ogni giorno le stesse complessità, dagli operatori logistici ai responsabili di supply chain. Ed è proprio da questi scambi che nascono spesso gli spunti più interessanti, sia per migliorare i nostri prodotti sia per capire dove sta andando davvero il mercato.
C’è poi un altro aspetto che per noi è centrale. Veniamo dal mondo tecnologico, e la logistica è oggi uno dei settori più avanzati da questo punto di vista. Parliamo di IoT, automazione spinta, magazzini ad alta densità, sistemi WMS evoluti che governano processi sempre più complessi.
In pochi altri ambiti si vede un livello di integrazione tra tecnologia e operatività così concreto.
Per questo il Global Summit non è solo un evento. È uno dei pochi momenti in cui tutto questo si concentra nello stesso luogo, e dove si ha la percezione reale di come sta evolvendo il settore.
E, soprattutto, di dove stanno andando le aziende che vogliono restare competitive.
Agentic AI e Autonomia: In che modo le vostre soluzioni stanno passando dalla semplice analisi dei dati all’adozione di “Agenti AI” capaci di prendere decisioni autonome per correggere i flussi logistici in tempo reale?
Lo scorso anno abbiamo portato al Summit soluzioni di intelligenza artificiale molto concrete, e la risposta è stata forte.
Parliamo, ad esempio, del riconoscimento automatico di etichette danneggiate o illeggibili, un problema tutt’altro che teorico per chi gestisce flussi internazionali, soprattutto dal Sud-Est asiatico. Oppure dell’inserimento automatico degli ordini di trasporto, che elimina attività ripetitive e a basso valore.
Quest’anno abbiamo fatto un passo ulteriore.
Non ci limitiamo più ad analizzare i dati o a suggerire azioni. Stiamo introducendo logiche di Agentic AI, cioè sistemi in grado di eseguire direttamente determinate attività operative in autonomia, all’interno di un perimetro ben definito.
Significa, per fare esempi concreti, automatizzare l’invio di richieste di quotazione ai vettori, confrontare tariffe disponibili in anagrafica e proporre la scelta più efficiente, gestire la rotazione degli operatori in magazzino oppure attivare flussi operativi ricorrenti senza intervento manuale.
Non è teoria. Sono attività che oggi occupano tempo, generano errori e rallentano i processi. E che possono essere gestite in modo strutturato.
Detto questo, è importante essere chiari su un punto.
Non crediamo in un modello in cui l’intelligenza artificiale sostituisce completamente il presidio umano. Non è realistico, soprattutto in contesti complessi come la logistica.
L’AI è estremamente efficace nell’eseguire, confrontare, ottimizzare. Ma le decisioni più critiche, quelle che tengono insieme variabili operative, economiche e relazionali, richiedono ancora una supervisione umana.
Il nostro approccio è molto semplice.
L’AI gestisce ciò che è ripetitivo, strutturato e scalabile. L’uomo interviene dove serve giudizio, esperienza e capacità di interpretare il contesto.
È in questo equilibrio che si genera il vero valore.
Business Intelligence Evolutiva: Come si trasforma la vostra offerta di BI per passare da una reportistica descrittiva a una “prescrittiva”, capace di suggerire azioni concrete per eliminare i colli di bottiglia?
Da anni investiamo in una Business Intelligence verticale per logistica e trasporti, costruita per essere utilizzabile fin da subito.
Parliamo di una soluzione con data warehouse già strutturato sui processi logistici, dashboard preconfigurate e sistemi ETL pensati per normalizzare dati che arrivano da fonti diverse. L’obiettivo è togliere mesi di lavoro iniziale e portare le aziende a leggere i propri numeri in tempi rapidi.
Negli ultimi mesi abbiamo fatto un passo avanti introducendo componenti di intelligenza artificiale.
Oggi è possibile interrogare i dati in linguaggio naturale, ottenere insight automatici e individuare anomalie o criticità senza dover costruire ogni volta nuove analisi. Questo rende la BI molto più accessibile anche a chi non ha competenze tecniche avanzate.
Sul tema della “prescrittività”, però, crediamo sia necessario fare chiarezza.
Non siamo tra quelli che promettono sistemi in grado di prendere decisioni autonome o fare previsioni affidabili in qualsiasi contesto. Nella logistica le variabili sono troppe e spesso fuori dal perimetro del sistema, dai rapporti con i fornitori alle condizioni della merce, fino alle scelte commerciali e agli impatti finanziari.
Se questi elementi non sono integrati, il rischio è costruire modelli che funzionano bene sulla carta ma che nella realtà producono indicazioni poco utilizzabili.
Per questo il nostro approccio è diverso.
Non puntiamo a sostituire il processo decisionale, ma a renderlo più solido. La nostra BI evidenzia ciò che sta accadendo, mette in luce i colli di bottiglia, segnala scostamenti e priorità operative.
L’intelligenza artificiale, in questo contesto, agisce come un acceleratore della lettura. Evidenzia dove guardare, cosa sta cambiando e quali aree stanno generando inefficienze.
La decisione, quella vera, resta in mano ai manager.
Ed è esattamente lì che deve stare.
In un’epoca dominata dall’automazione e dall’intelligenza artificiale, qual è oggi il ruolo del capitale umano all’interno dei vostri progetti di consulenza o dei vostri servizi operativi?
Noi lavoriamo nella logistica e nei trasporti da quasi quarant’anni. Questo significa due cose molto concrete, conosciamo a fondo i processi operativi e conosciamo la tecnologia che li governa.
Il nostro lavoro è sempre stato mettere insieme questi due mondi. Non solo sviluppare software, ma aiutare le aziende a migliorare le proprie performance attraverso un uso corretto della tecnologia.
Ed è proprio qui che entra in gioco il capitale umano.
In uno scenario in cui automazione e intelligenza artificiale stanno accelerando tutto, la consulenza non è più un elemento accessorio. Diventa la parte centrale del progetto.
Perché quando la complessità aumenta, il problema non è aggiungere nuovi strumenti. È capire cosa semplificare, cosa standardizzare e cosa, invece, differenzia davvero il business.
E questo non lo fa un algoritmo da solo.
Serve esperienza, serve conoscenza del settore, serve capacità di leggere i processi e di tradurli in modelli sostenibili nel tempo.
Alla fine, il valore non si misura nella qualità del sistema installato.
Si misura nella capacità dell’azienda di usarlo davvero, di prendere decisioni migliori, più velocemente, su flussi che prima erano opachi e che oggi diventano finalmente leggibili.
La tecnologia abilita. Ma sono le persone che fanno funzionare tutto il resto.
La logistica moderna è passata dalla gestione della “routine” alla gestione costante dell’eccezione. Quali sono i pilastri su cui costruire processi capaci di assorbire picchi improvvisi o interruzioni della supply chain senza compromettere il livello di servizio al cliente finale?
Oggi parlare di “routine” nella logistica è quasi fuori luogo.
Tra tensioni internazionali, variazioni delle rotte, politiche commerciali sempre più aggressive e richieste specifiche dei clienti, l’eccezione è diventata la normalità.
In questo contesto vediamo anche un altro fenomeno molto chiaro nel nostro settore.
Molti player stanno crescendo per acquisizioni, aggregando software diversi con l’obiettivo di standardizzare i processi. È una logica comprensibile dal punto di vista finanziario, ma operativamente rischia di essere un limite.
Perché la logistica non è standard. E lo sarà sempre meno.
Ogni azienda ha vincoli, clienti, prodotti e modelli operativi diversi. Cercare di forzare questa complessità dentro schemi rigidi spesso significa perdere flessibilità proprio quando servirebbe il contrario.
Noi abbiamo fatto una scelta diversa.
Abbiamo deciso di restare indipendenti e proprietari delle tecnologie che sviluppiamo, proprio per mantenere la capacità di adattarci ai contesti specifici dei clienti.
Per noi i pilastri sono molto concreti.
Prima di tutto, flessibilità dei sistemi, che devono essere configurabili e in grado di adattarsi rapidamente a scenari che cambiano.
Poi visibilità, perché non si può gestire ciò che non si vede. Avere dati chiari e leggibili in tempo reale è ciò che permette di reagire prima che il problema diventi critico.
E infine, competenza.
Perché nei momenti di discontinuità non basta avere un buon software. Serve qualcuno che sappia interpretare quello che sta succedendo e prendere decisioni rapide.
È per questo che non ci vediamo come semplici fornitori.
Lavoriamo per essere un partner che affianca il cliente nel tempo, che ascolta, analizza e costruisce soluzioni che non risolvono solo l’urgenza del momento, ma che creano valore anche nei mesi e negli anni successivi.
La vera resilienza non è evitare i problemi.
È essere strutturati per gestirli quando arrivano.